Posts Tagged ‘web tv’

Se Anonymous oscura Beppe Grillo…

La notizia è semplice, ne abbiamo sentite tante simili negli ultimi mesi. Anonymous, il più noto gruppo di hacker, ha oscurato il blog di Beppe Grillo. Ma come? Beppe Grillo? E cosa c’entra? Il gruppo di cyberattivisti del Web si è reso famoso con gli attacchi al Vaticano, al sito della Fbi e a quello del Governo americano. Perchè attaccare un uomo che, nonostante tutte le sue contraddizioni, ha contribuito a fondare un movimento che fa dell’attivismo concreto il suo punto di forza?

Partiamo dall’inizio. Comincia tutto ieri sera, il blog di Beppe Grillo non si apre, non funziona. E’ lo stesso comico a lanciare l’allarme su Twitter, smentendo la responsabilità del più famoso gruppo di hacker al mondo. “L’attacco al sito NON é opera di  Anonymous. Chiedo aiuto alla Rete per identificare il gruppo che ha bloccato il sito”. Sembra preso alla provvista. Colpito da un attacco che, sicuramente, non si aspettava di ricevere.

Contemporaneamente, Anonymous rilascia una sua versione dei fatti: “Salve Beppe Grillo – si legge nel messaggio – Anonymous oggi ha deciso di regalarti un po’ della sua attenzione. Il semplice fatto che l’accesso alle tue liste sia proibito agli stranieri, che tu sia un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte ne’ parte e che per piu’ volte ha magistralmente eseguito il saluto romano al tuo seguito e ai media, sostenendo la politica di repressione fascista, basterebbe per giustificare il perche’ di tanto accanimento”.

Motivazioni abbastanza pretestuali, a dir la verità. Che spingono Anonymous a sottolineare come l’attacco sia stato opera solo di una parte del gruppo. “E’ un’azione che puo’ essere rivendicata da Anonymous e come tutte le azioni di Anonymous e’ sostenuta da alcuni ma non da tutti”. Fa sorridere che un cybergruppo che combatte per il Web libero attacchi uno dei più arditi sostenitori italiani di questa visione del mondo. L’alfiere della nuova democrazia digitale, dei referendum 2.0. Colpito per quella vena di populismo che tanto fa gridare allo scandalo anche i media tradizionali.

C’è una frase a cui viene da pensare analizzando questo evento. La pronuncia Edoardo De Crescenzo in “Così parlò Bellavista”. E’ la scena in cui Cazzaniga, milanese a Napoli, si lamenta della rigidità della moglie tedesca. “Si è sempre i meridionali di qualcuno…” sospira De Crescenzo/Bellavista. C’è sempre qualcuno più “contro” o più “anticonformista” di te. Anche se ti chiami Beppe Grillo.

Annunci

Ordine dei giornalisti contro una web tv: abusa della professione

L’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia si scaglia contro una web tv. Sembra un assurdo, nell’era del citizen journalism, del giornalismo partecipativo aperto a tutti. Ma l’odg friulano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pordenone, accusando la web tv PnBox di abusare della professione.

Seguendo le accuse, la redazione guidata da Francesco Vanin avrebbe svolto “attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di Pordenone”. A leggere con attenzione, viene da pensare. Sì perchè l’accusa delinea perfettamente il profilo di chiunque aggiorni con ciò che vede in giro il suo blog, la sua pagina Facebook o il suo contatto Twitter. Del resto, il progetto PnBox è proprio questo. “La tivù che fai tu” recita il sottotitolo della piattaforma, che permette a chiunque di raccontare una vicenda con una semplice telecamera.

Secondo l’odg, così facendo si abusa della professione. Ma allora solo chi ha il tesserino e una testata registrata può informare? Sembrerebbe di sì, almeno secondo l’Ordine. Che, nella persona del suo presidente, Enzo Iacopino, spiega: “Essere testata giornalistica è soltanto un adempimento formale. Non conosco la questione specifica – puntualizza sul sito de “Il Fatto Quotidiano” – ma se una piattaforma web trasmette notizie di politica e attualità con regolarità, allora si configura come canale informativo. Del resto che cosa fanno i giornalisti?”.

La questione andrebbe ricercata nella periodicità. Se un blog, una web tv, un profilo Facebook o Youtube, fa informazione continuativa, allora può essere perseguito. Il problema è che la questione, allo stato attuale delle cose, si trova in una zona grigia anche dal punto di vista legislativo. Se la legge 62/2001 ha ampliato anche alle pubblicazioni online il concetto di prodotto editoriale , per risultare tale c’è sempre bisogno della registrazione presso la cancelleria del Tribunale, retaggio della prima legge sulla stampa, la 47/48. C’è bisogno di un adeguamento al contesto. Nell’era del citizen journalism, tutti sarebbero perseguibili per un reato del genere.