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Limes, tra social media e democrazia nessun legame

L’equazione social media=democrazia è fallace, sbagliata. Lo spiega Limes, la più famosa rivista italiana di geopolitica, in un articolo in cui si analizza il rapporto tra Internet e le rivoluzioni.

Ebbene, attraverso una serie di eventi concreti, Andrea Matiz – l’autore del pezzo – smentisce la semplicistica equazione che vedrebbe la Rete come principale artefice delle primavere arabe. E lo fa attraverso dati. Nella tabella qui sotto, ad esempio, si può notare la diffusione di Internet nei paesi dell’area Mena (Middle East and North Africa). I paesi in cui la Rete è maggiormente diffusa, paradossalmente, sono quelli che sono stati meno inclini a lasciar spirare il vento del cambiamento. E’ evidente che i social media costituiscono solo una parte della questione. Vanno inserite nuove variabili. Come, ad esempio, l’indice di stabilità che va da 1 (instabilità massima) a 10 (stabilità assoluta).I paesi con l’indice di stabilità più basso sono anche quelli con una minore diffusione della Rete. Le due variabili, insomma, non sembrano legate in maniera così forte. E’ evidente, ad esempio, che a una maggiore diffusione di Internet corrisponde un accresciuto controllo delle opinioni da parte delle autorità, che quasi sempre sono presenti anche nel cyber spazio.

“I social media – conclude Matiz – non sono portatori di cambiamento istituzionale per tre ragioni: la prima riferita alla loro stessa natura, ovvero al fatto che essi nascono come strumenti neutri, dove l’utente viene chiamato a svolgere come compito primario quello di inserire dei contenuti, di qualunque genere esso siano. In secondo luogo perché non sono beni accessibili a tutti, visto che sono richieste capacità e possibilità che portano ad escludere ampie fasce della popolazione. In terzo luogo perché non sono realmente parte del territorio o del vissuto quotidiano: hanno sempre bisogno di un ulteriore passaggio, di un’entità fisica (gruppi, partiti, associazioni) che tramuti in fatti le aspirazioni virtuali”.

Siria, ucciso l’attivista Anas Al Halwani

Degli attacchi del governo siriano ai citizen journalists avevo parlato ieri. Oggi arriva la notizia di un’altra vittima, un altro attivista. Si tratta di Anas Al Halwani, diciassettenne reporter ucciso ieri sera a Homs. Halwani stava prendendo parte con la sua telecamera ad una manifestazione, quando il corteo è stato attaccato da forze del regime. Il giovane giornalista è stato ferito ad una gamba e, mentre cercava di scappare, è stato colpito all’addome da un cecchino.

La testimonianza arriva direttamente dal blog di Alexander Page, uno dei citizen journalists siriani più influenti. Che, nel suo intervento, conclude: “Il regime di Assad ha reso evidente che chiunque documenti i suoi crimini è in pericolo e non ha mostrato alcuna pietà nel caso in cui si guadagni importanza”.

Questo è il video, che sta facendo il giro del web, del cadavere di Anas Al Halwani, che verrà seppellito insieme alla sua fida fotocamera digitale.