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Repubblica reporter: tra citizen journalism e giornalismo tradizionale

Sta facendo molto discutere Repubblica Reporter, la nuova iniziativa della redazione online del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Si tratta di una sorta di tentativo di professionalizzazione del citizen journalism, attraverso l’apertura di una sezione “rivolta – si legge nella presentazione del servizio – a chiunque sappia raccontare per immagini la realtà. Il primo sito di informazione italiano potenzia la sua offerta video. E vuole farlo con la collaborazione del maggior numero di talenti disponibili. Da scoprire, reclutare e formare”.

La prima polemica è scoppiata sulla retribuzione che, nella sezione termini e condizioni, era fissata su un minimo di 5 euro per ogni video, su cui Repubblica acquisisce i diritti per 5 anni. Una proposta subito giudicata offensiva, in particolare dall’Fnsi, che si è subito schierata contro l’iniziativa. Anche la reazione del Cdr dello stesso quotidiano è stata negativa, perchè “la produzione di materiale giornalistico, specie se corredata dalla ipotesi di una attività di formazione professionale, non può che avvenire nella cornice delle norme sancite dal Contratto giornalistico nazionale per quanto riguarda le prestazioni professionali, sia per quanto attiene all’aspetto retributivo, sia per quanto riguarda il discutibile ricorso a una società esterna per la valutazione del prodotto”. Detto fatto. Dal sito spariscono i famigerati 5 euro, sostituiti da vaghe “retribuzioni variabili”.

Ma dov’è l’errore? Dal punto di vista legale, Repubblica non ne ha commessi. La proposta non è qualificabile come un contratto di lavoro, visto che il destinatario è libero di scegliere se accettarla o meno. Il problema va ricercato all’interno della professione giornalistica. Qualsiasi prestazione di tipo giornalistico va retribuita come tale, con buona pace del citizen journalism, secondo l’Ordine da non confondere con le pratiche tradizionali. Una posizione espressa chiaramente anche dall’Fnsi, nella nota diramata subito dopo l’apertura della sezione reporter su repubblica.it.

Ma i blog, il citizen journalism, le web tv sono giornalismo? Per il momento no, perchè se no il problema nemmeno si sarebbe posto. E non sarebbe stata proposta, come soluzione all’impaccio, il coinvolgimento esclusivo, su Repubblica Reporter, di iscritti all’Ordine dei Giornalisti. “Garantire ai lettori un’informazione qualificata e rigorosa – ha specificato Giancarlo Ghirra, segretario del Consiglio Nazionale dell’Odg – costa tempo e fatica a quanti esercitano la professione giornalistica, in particolare ai 40 mila che hanno anche superato un esame di Stato”. I giornalisti di professione hanno determinati diritti, ma anche precisi obblighi etici e deontologici. “Il progetto Reporter sul sito repubblica.it – ha concluso Ghirra – è di grande interesse, ma non può non coinvolgere giornalisti abilitati dalla pratica e dalle conoscenze su ruolo ed etica professionale, evitando pericolose confusioni sui compiti di una corretta informazione”.

 

(Si ringrazia Riccardo Roca per la consulenza legale.)