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Da Google Currents a Repubblica “Blu” e Corriere per tablet: come cambia il giornalismo digitale

L’avvento di Internet nel mondo del giornalismo non ha portato solo all’affermazione dei reportages dal basso, veicolati dai social media. Ma, è evidente, ha cambiato i modi di fruizione della notizia, oltre che i suoi tempi. Ciò che prima era disponibile solo su un determinato supporto, in un momento ben preciso, è diventato alla portata di tutti, istantaneamente. E’ in tal senso che vanno lette alcune delle più recenti evoluzioni del giornalismo digitale.

Partiamo da Google Currents. L’app di Mountain View, disponibile dall’11 aprile anche in Italia, consente di sfogliare riviste e altri contenuti editoriali online con un semplice “tocco”. L’utente può ricercare e leggere in versione integrale articoli pubblicati dai principali editori internazionali. Il tutto, gratuitamente. In Italia, Google ha reso disponibili le pubblicazioni di AdnKronos, Class Editori (MF-Milano Finanza, Italia Oggi e ClassTVModa), Il Secolo XIX, Il Sole 24 Ore (con i canali online Motori24, Moda24 e Casa24), La Stampa, MonRif (con Quotidiano.net, Il Resto del Carlino, La Nazione ed Il Giorno), SportNetwork (Corrieredellosport.it e Tuttosport.com). A questi, è possibile aggiungere feed Rss e blog di qualunque tipo.

Di diverso tipo, ma ugualmente importanti, sono le innovazioni messe in campo da Repubblica e Corriere della Sera, i due più importanti quotidiani italiani. Il giornale fondato da Eugenio Scalfari ha rilasciato “Blu”, edizione pensata esclusivamente per il pubblico dei social network. “Da oggi – si legge in un articolo pubblicato su repubblica.it – su Facebook è disponibile una app dedicata a quei 21 milioni di italiani che, secondo i dati più recenti, ogni mese si scambiano esperienze, opinioni, emozioni e notizie all’interno della community più importante e popolare del pianeta”. L’homepage è come un mosaico, che si compone in base ai gusti dell’utente che, in questo modo, diventa protagonista dell’informazione.

Ancora di altro tipo l’iniziativa del Corriere della Sera. Il quotidiano milanese ha rivoluzionato la propria applicazione per Ipad. Il giornale di De Bortoli sarà il primo in Italia completamente ridisegnato per tablet. La Digital Edition permette di leggere il quotidiano in tre modi diversi. La versione nativa, pensata e disegnata appositamente per iPad; la versione Tag cloud,  finestra in cui navigare per parole chiave; e la versione classica, che riproduce le pagine del giornale di carta in formato elettronico.

Tre innovazioni diverse, ma ugualmente importanti. Con ogni quotidiano del mondo in crisi, il giornalismo ha la necessità di evolversi, di adattarsi ad un mondo in continuo movimento. La strada sembra essere quella giusta.

Philip Dick e i padroni del mondo

Fa molto riflettere l’articolo di Federico Rampini pubblicato oggi su “Repubblica”. Il potere dei soldi: ecco i padroni del mondo, questo il titolo del pezzo, che spiega come, negli ultimi anni, la dilatazione della forbice tra ricchi e poveri sia stata costante e significativa. Tanto da creare un qualcosa definibile come “plutonomia”. Per i non economisti, un sistema in cui i ricchi definiscono le leggi, scrivono le regole e impongono la propria agenda ai governi del mondo.

Un esempio, citato anche dallo stesso Rampini, è quello della famiglia Walton, proprietaria della catena di ipermercati americana Wal-Mart. Ebbene, i Walton possiedono un patrimonio superiore a quelli di 150 milioni di americani messi insieme. Una cifra spaventosa, che può far comprendere l’entità della questione. Che è venuta a crearsi anche con la complicità dei governi che, parafrasando Adam Smith, sono stati organizzati per la difesa dei ricchi.

L’articolo e l’accurata analisi di Rampini riportano alla mente uno dei libri più lucidi di Philip K. Dick, grande scrittore di fantascienza americano. Ne La penultima verità, Dick racconta di un mondo in cui la gente è costretta a vivere sotto terra a causa dell’impazzare di una furiosa guerra nucleare che sta devastando il mondo. Peccato che il conflitto sia solo una bugia, un pretesto inventato dalle elite economiche per liberarsi della popolazione e godersi gli illimitati spazi di una terra praticamente disabitata. Il capo del governo, che comunica quotidianamente attraverso uno schermo con la popolazione, è solo un robot, nient’altro che una diretta emissione delle stesse elite economiche che, di fatto, governano il mondo. Uno scenario terribilmente attuale, se solo pensiamo all’analisi di Rampini citata sopra. C’è un modo per venirne fuori?