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Ordine dei giornalisti contro una web tv: abusa della professione

L’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia si scaglia contro una web tv. Sembra un assurdo, nell’era del citizen journalism, del giornalismo partecipativo aperto a tutti. Ma l’odg friulano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pordenone, accusando la web tv PnBox di abusare della professione.

Seguendo le accuse, la redazione guidata da Francesco Vanin avrebbe svolto “attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di Pordenone”. A leggere con attenzione, viene da pensare. Sì perchè l’accusa delinea perfettamente il profilo di chiunque aggiorni con ciò che vede in giro il suo blog, la sua pagina Facebook o il suo contatto Twitter. Del resto, il progetto PnBox è proprio questo. “La tivù che fai tu” recita il sottotitolo della piattaforma, che permette a chiunque di raccontare una vicenda con una semplice telecamera.

Secondo l’odg, così facendo si abusa della professione. Ma allora solo chi ha il tesserino e una testata registrata può informare? Sembrerebbe di sì, almeno secondo l’Ordine. Che, nella persona del suo presidente, Enzo Iacopino, spiega: “Essere testata giornalistica è soltanto un adempimento formale. Non conosco la questione specifica – puntualizza sul sito de “Il Fatto Quotidiano” – ma se una piattaforma web trasmette notizie di politica e attualità con regolarità, allora si configura come canale informativo. Del resto che cosa fanno i giornalisti?”.

La questione andrebbe ricercata nella periodicità. Se un blog, una web tv, un profilo Facebook o Youtube, fa informazione continuativa, allora può essere perseguito. Il problema è che la questione, allo stato attuale delle cose, si trova in una zona grigia anche dal punto di vista legislativo. Se la legge 62/2001 ha ampliato anche alle pubblicazioni online il concetto di prodotto editoriale , per risultare tale c’è sempre bisogno della registrazione presso la cancelleria del Tribunale, retaggio della prima legge sulla stampa, la 47/48. C’è bisogno di un adeguamento al contesto. Nell’era del citizen journalism, tutti sarebbero perseguibili per un reato del genere.