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Instagram: storia di una startup nel web 2.0

Facebook ha acquisito, per un miliardo di dollari, Instagram. E’ la notizia più “calda” degli ultimi giorni, visti il valore economico dell’operazione e l’importanza di un marchio come quello creato da Mark Zuckerberg. A freddo, ci sono alcune riflessioni che è possibile fare. Stimolate dal fatto che Instagram è una startup con poco meno di due anni di vita.

Rilasciata in App Store il 6 ottobre 2010, l’applicazione – originariamente solo per IPhone – sviluppata da Kevin Systrom e Mike Krieger ha avuto una crescita esponenziale. Per comprenderlo, può essere utile citare alcune cifre. A meno di un anno dal suo lancio ufficiale, Instagram ha superato i 10 milioni di utenti e ora si attesta intorno ai 35 milioni, comunque in costante crescita dopo il rilascio anche per dispositivi Android.

Un successo planetario. Che ha saputo sfruttare tutte le peculiarità del nuovo modo di intendere il web. Un po’ social, un po’ app, un po’ photoshop, con quella vena di vintage in stile Polaroid che piace tanto ai più giovani e ai nostalgici. Per condividere in tempo reale una foto scattata con il proprio smartphone basta davvero poco. Dopo l’acquisizione si può applicare un filtro, al momento ce ne sono 18, tra cui bianco e nero, seppia ed altri effetti visivi. Poi, la foto, presentata in forma quadrata in omaggio alle vecchie Polaroid, viene inviata e può essere condivisa anche su tutti i maggiori social network. Ogni utente ha una pagina in cui sono memorizzati i propri scatti e in cui compaiono followers e following in pieno stile twitter.

Gli ingredienti del successo sono questi. E’ questo abile mix che ha stimolato Zuckerberg, che ha provveduto all’acquisizione alla cifra record di un miliardo di dollari. Una notizia importante per chiunque voglia cimentarsi in una startup. Con il web 2.0, ogni buona idea, se incontra il favore di un pubblico comunque sempre esigente, può essere premiata. Bisogna crederci, e diffidare dai luoghi comuni. Lo dicono proprio Systrom e Krieger, in una lezione agli studenti di Stanford che potete vedere nel video qui sotto (qui traduzione e sintesi).