Posts Tagged ‘giornalismo’

Se il cane da guardia di Travaglio è il Web…

  1. Travaglio intervista Grillo sul Fatto Quotidiano. Fin qui, niente di male. Tutt’altro. Ma le domande sono accondiscendenti, poco ficcanti, “vespiane”. E allora non c’è scampo. Anche se sei Travaglio – tendenzialmente ammirato nell’ambiente social – partono le critiche. Inizia tutto con un articolo comparso su Il Nichilista, che diventa subito virale.
  2. Poi, ecco Twitter. Un cane da guardia. A volte ingiusto, eccessivamente severo o frivolo. Ma, manco fosse un’entità e non semplicemente un insieme di utenti, sempre presente.
  3. matteo_castelli
    @beppesevergnini hai assolutamente ragione!! Travaglio accusava il TG1 di essere succube del Papa, ma poi che fa lui con Grillo?
    Wed, Jun 13 2012 12:47:26
  4. rolancollovati
    @beppesevergnini una bella intervista in ginocchio, direbbe Travaglio
    Wed, Jun 13 2012 12:39:57
  5. Ddcnews
    #Satira: #Grillo e la (non) intervista di #Travaglio – VIDEO http://goo.gl/fb/xFnfk #parodia #pizzarotti
    Wed, Jun 13 2012 12:35:39
  6. freedom24news
    TRAVAGLIO SI INCHINA A GRILLO: UNDICI DOMANDE PIEGATOSul Fatto quotidiano, due pagine di intervista-leccata… http://fb.me/1s2F77yme

    Wed, Jun 13 2012 12:15:41
  7. convivioblog
    Grillo intervistato da Travaglio ricorda inquietantemente il Berlusconi che ha incassato una montagna di consenso grazie alle chiacchiere
    Wed, Jun 13 2012 12:45:54
  8. enr1Co
    Travaglio : Grillo = Fede : Berlusconi (tanti discorsi, ma solo con questo tipo di riferimenti il medio seguace grillino comprende) #m5s
    Wed, Jun 13 2012 11:41:51
  9. Ad onor del vero, c’è anche chi difende il giornalista del Fatto. Ma sembra abbastanza unanime la condanna ad un giornalista che ha fatto del controllo del potere il suo marchio di fabbrica. Ora, Grillo potere non è, almeno non per il momento. Ma il suo stesso “popolo”, quello del Web, si è mosso per denunciare la poca incisività del pezzo a firma Travaglio. Ciò che dovrebbe essere cane da guardia del potere, a sua volta monitorato e controllato dalla gente. Bello no?

Telese lascia il Fatto, nasce Pubblico

C’è la crisi. Ce lo sentiamo ripetere da mesi. E, ancor di più, c’è la crisi dei giornali. Chi studia giornalismo lo sa, deve sentirselo ripetere ogni giorno, senza soluzioni di continuità. E’ per questo che risulta ancora più interessante l’operazione di Luca Telese, che lascia il Fatto Quotidiano per fondare un nuovo prodotto editoriale, Pubblico.

Lo aveva anticipato ieri il Messaggero. Telese non ha confermato, nè smentito. Limitandosi- si fa per dire – a costruire su Twitter una sorta di trailer sociale, che ha catturato l’attesa di chiunque fosse interessato alla questione. Il conduttore di In Onda ha rimandato tutto, dimostrando una buona capacità di gestire il medium. Ha attirato l’attenzione. Tanto che, oggi, su Twitter se n’è parlato tanto, con Telese che è intervenuto spesso e volentieri per interagire con gli altri utenti.

 

Il progetto è, senza dubbio, di queli interessanti. Proporre, non solo distruggere. E’ questo il motivo che ha spinto il giornalista di Cagliari a lasciare il Fatto. Dopo il tramonto del berlusconismo, ci si sarebbe aspettati un cambio di passo, che non è arrivato. Da lì, le prime scaramucce con Marco Travaglio, poi degenerate nella rottura. E allora ecco Pubblico, “un piccolo centro studi del cambiamento e della costruzione delle idee”, nelle parole del suo fondatore. Costerà 1,50 euro e sarà composto da una redazione giovane, età media 35 anni. A settembre il debutto. Non ci resta che attendere.

Fabrizio Goria, la crisi raccontata su Twitter

Su Twitter, di questi tempi, si trova davvero di tutto. Le discussioni sono spesso futili, i trend topics riguardano in molti casi argomenti mutuati dalla televisione, di intrattenimento. Ma è possibile, e non difficile, anche trovare altro. Ad esempio un giornalista come Fabrizio Goria (@FGoria), reporter economico per il sito Linkiesta, che, quotidianamente, racconta di editoria e finanza.

E lo fa ad una platea pressochè sterminata. Sono circa 17000 i suoi followers, nonostante la difficoltà e la poca accessibilità degli argomenti sui quali Goria twitta. Internet, del resto, ha cambiato molto, anche nel giornalismo finanziario. Rapidità sembra essere la parola chiave.
“In questo universo iper veloce – ha spiegato in un’intervista al sito de L’Unità – anche la tecnologia ha fatto la sua parte: ora controllare l’andamento dei mercati finanziari è tanto semplice quanto necessario. Se non ci fossero strumenti come smartphone o tablet, sarebbe certamente più complicato”.

Una velocità che, però, non deve andare a discapito dell’accuratezza dell’informazione. “Più si corre, più si interagisce coi nuovi strumenti come Twitter, più diventa cruciale per il giornalista essere credibile. E questo significa adottare le vecchie regole del giornalismo, come il controllo delle fonti, mutuandole nei mezzi che la tecnologia ci mette a disposizione”.

20120424-152453.jpg

Repubblica reporter: tra citizen journalism e giornalismo tradizionale

Sta facendo molto discutere Repubblica Reporter, la nuova iniziativa della redazione online del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Si tratta di una sorta di tentativo di professionalizzazione del citizen journalism, attraverso l’apertura di una sezione “rivolta – si legge nella presentazione del servizio – a chiunque sappia raccontare per immagini la realtà. Il primo sito di informazione italiano potenzia la sua offerta video. E vuole farlo con la collaborazione del maggior numero di talenti disponibili. Da scoprire, reclutare e formare”.

La prima polemica è scoppiata sulla retribuzione che, nella sezione termini e condizioni, era fissata su un minimo di 5 euro per ogni video, su cui Repubblica acquisisce i diritti per 5 anni. Una proposta subito giudicata offensiva, in particolare dall’Fnsi, che si è subito schierata contro l’iniziativa. Anche la reazione del Cdr dello stesso quotidiano è stata negativa, perchè “la produzione di materiale giornalistico, specie se corredata dalla ipotesi di una attività di formazione professionale, non può che avvenire nella cornice delle norme sancite dal Contratto giornalistico nazionale per quanto riguarda le prestazioni professionali, sia per quanto attiene all’aspetto retributivo, sia per quanto riguarda il discutibile ricorso a una società esterna per la valutazione del prodotto”. Detto fatto. Dal sito spariscono i famigerati 5 euro, sostituiti da vaghe “retribuzioni variabili”.

Ma dov’è l’errore? Dal punto di vista legale, Repubblica non ne ha commessi. La proposta non è qualificabile come un contratto di lavoro, visto che il destinatario è libero di scegliere se accettarla o meno. Il problema va ricercato all’interno della professione giornalistica. Qualsiasi prestazione di tipo giornalistico va retribuita come tale, con buona pace del citizen journalism, secondo l’Ordine da non confondere con le pratiche tradizionali. Una posizione espressa chiaramente anche dall’Fnsi, nella nota diramata subito dopo l’apertura della sezione reporter su repubblica.it.

Ma i blog, il citizen journalism, le web tv sono giornalismo? Per il momento no, perchè se no il problema nemmeno si sarebbe posto. E non sarebbe stata proposta, come soluzione all’impaccio, il coinvolgimento esclusivo, su Repubblica Reporter, di iscritti all’Ordine dei Giornalisti. “Garantire ai lettori un’informazione qualificata e rigorosa – ha specificato Giancarlo Ghirra, segretario del Consiglio Nazionale dell’Odg – costa tempo e fatica a quanti esercitano la professione giornalistica, in particolare ai 40 mila che hanno anche superato un esame di Stato”. I giornalisti di professione hanno determinati diritti, ma anche precisi obblighi etici e deontologici. “Il progetto Reporter sul sito repubblica.it – ha concluso Ghirra – è di grande interesse, ma non può non coinvolgere giornalisti abilitati dalla pratica e dalle conoscenze su ruolo ed etica professionale, evitando pericolose confusioni sui compiti di una corretta informazione”.

 

(Si ringrazia Riccardo Roca per la consulenza legale.)

Ordine dei giornalisti contro una web tv: abusa della professione

L’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia si scaglia contro una web tv. Sembra un assurdo, nell’era del citizen journalism, del giornalismo partecipativo aperto a tutti. Ma l’odg friulano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pordenone, accusando la web tv PnBox di abusare della professione.

Seguendo le accuse, la redazione guidata da Francesco Vanin avrebbe svolto “attività giornalistica non occasionale diffondendo gratuitamente notizie destinate a formare oggetto di comunicazione interpersonale specie riguardo ad avvenimenti di attualità politica e spettacolo relativi soprattutto alla provincia di Pordenone”. A leggere con attenzione, viene da pensare. Sì perchè l’accusa delinea perfettamente il profilo di chiunque aggiorni con ciò che vede in giro il suo blog, la sua pagina Facebook o il suo contatto Twitter. Del resto, il progetto PnBox è proprio questo. “La tivù che fai tu” recita il sottotitolo della piattaforma, che permette a chiunque di raccontare una vicenda con una semplice telecamera.

Secondo l’odg, così facendo si abusa della professione. Ma allora solo chi ha il tesserino e una testata registrata può informare? Sembrerebbe di sì, almeno secondo l’Ordine. Che, nella persona del suo presidente, Enzo Iacopino, spiega: “Essere testata giornalistica è soltanto un adempimento formale. Non conosco la questione specifica – puntualizza sul sito de “Il Fatto Quotidiano” – ma se una piattaforma web trasmette notizie di politica e attualità con regolarità, allora si configura come canale informativo. Del resto che cosa fanno i giornalisti?”.

La questione andrebbe ricercata nella periodicità. Se un blog, una web tv, un profilo Facebook o Youtube, fa informazione continuativa, allora può essere perseguito. Il problema è che la questione, allo stato attuale delle cose, si trova in una zona grigia anche dal punto di vista legislativo. Se la legge 62/2001 ha ampliato anche alle pubblicazioni online il concetto di prodotto editoriale , per risultare tale c’è sempre bisogno della registrazione presso la cancelleria del Tribunale, retaggio della prima legge sulla stampa, la 47/48. C’è bisogno di un adeguamento al contesto. Nell’era del citizen journalism, tutti sarebbero perseguibili per un reato del genere.