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E se i social media fossero “anti-sociali”?

Tutti ne parlano come il trionfo della democrazia partecipativa. Tutti hanno la possibilità di esprimersi, di commentare, di dialogare. Ma se i social media, invece, tendessero all’anti-socialità? Beh, alcuni dei cosiddetti “nativi digitali” la pensa così. E’ quanto è emerso durante un forum organizzato dal Dipartimento di Informazione Pubblica delle Nazioni Unite. Circa il 22% dei ragazzi intervistati, provenienti da diversi campi estivi delle scuole di New York, si è trovato d’accordo con l’affermazione: “I social network sono anti-sociali”.Una contraddizione. Solo il 58% ha risposto positivamente, sostenendo che Facebook, Twitter e compagnia sono utili alle relazioni sociali.

Un risultato che conferma quanto emerso da un’altra ricerca, del San Francisco Common Sense Media. Anche se il 75% dei 1030 adolescenti intervistati ha un proprio account e lo controlla almeno una volta al giorno, il 49% dichiara che è “più divertente” incontrare i propri amici di persona e il 43% di loro vorrebbe “disintossicarsi” e tornare ai tempi in cui Zuckerberg non aveva ancora inventato il suo social network. Quasi un senso di nausea, dovuto probabilmente all’eccessiva presenza dei social nella vita quotidiana.

In realtà, svariate ricerche condotte nel campo degli Internet Studies hanno spesso dimostrato il contrario. In linea di massima, la socialità via Web contribuisce a rafforzare i legami. Specialmente quelli offline. Secondo Boyd e Donath, i social “possono aiutare le persone a mantenere un numero più elevato di legami stretti rispetto a quanto non possano tipicamente fare senza queste tecnologie”.

Cosa accade in un minuto in Rete?

“Sto un minuto su Internet, controllo Facebook e la posta”. Una frase, normale, innocua. Anche routinaria, considerato il cambiamento delle abitudini che il Web – 1.0 e 2.0 – ha portato nelle nostre vite. Ma vi siete mai chiesti cosa succede in un minuto di “attività” sulla Rete?

A rispondere ci ha pensato l’Università di Stanford, che ha fornito i numeri precisi. Dati che, se contestualizzati adeguatamente, danno l’idea di ciò che è diventato Internet. In 60 secondi, vengono effettuate circa 695.000 ricerche su Google, caricati 600 video su Youtube e 6.600 foto su Flickr. Ma non solo. Vengono pubblicati 695.000 aggiornamenti di stato, circa 80.000 messaggi in bacheca e 510.040 commenti su Facebook e 98.000 tweets su Twitter. Più di 370.000 minuti di chiamate vocali vengono effettuate dagli utenti Skype, 20.000 nuovi post pubblicati su Tumblr.

Numeri che rendono l’idea di quello che è sempre più un “villaggio globale”, per dirla con il mai troppo ripreso Marshall McLuhan. Una rete costantemente interconnessa, senza buchi, senza tempi morti. Comunicazioni interpersonali,  rivolte ad un pubblico o interlocutore ben precise o lanciate in “mare”, come la vecchia e poetica bottiglia. Come si gestisce un flusso di informazioni così grande?

Cosa dice di te la tua foto profilo di Facebook?

Entrate su Facebook – vabbè magari ci siete già, non importa-. Ora guardate la vostra foto profilo. E’ centrata su di voi o è lo sfondo a farla da padrone? Beh, sappiate che la vostra scelta è stata influenzata da cultura e background sociale. Lo sostengono i ricercatori dell’International Journal of Psychology, in una ricerca ripresa anche dalla versione americana dell’Huffington Post.

Da un campione di circa 500 profili presi da qualunque parte del mondo, gli studiosi statunitensi hanno concluso che la foto profilo rivela spesso la provenienza culturale e l’attuale luogo di residenza. Avete una foto centrata sul volto in cui sorridete a 32 denti? Beh, potreste essere americani, o quantomeno occidentali. “Tendezialmente – riferisce lo studio – gli americani mostrano una maggiore intensità nel sorriso rispetto agli asiatici”.

“Crediamo – spiegano Chih-Mao Huang e Denise Park, autori dello studio – che i risultati della nostra ricerca siano in relazione con una cultura maggiormente individualistica negli Stati Uniti e, al contrario, più relazionale e comunitaria in Asia. Non si tratta di scelte conscie. Sono le lenti attraverso le quali queste due culture guardano il mondo”.

La ricerca è stata effettuata su studenti statunitensi ed asiatici,  fondamentalmente provenienti dall’Estremo Oriente. E il campione di 500 profili analizzati, se confrontato con il totale degli utenti di Facebook – circa 900 milioni  – è risibile. Ma l’idea è stimolante. Provate a rifletterci. Siete occidentali o orientali?

Come si sceglie un social network? [Infografica]

Siamo sommersi dalle reti sociali. Ne nascono sempre di più, giorno dopo giorno. Tutte contraddistinte da qualcosa in particolare. Chi punta sulle immagini, chi sulle news, chi sulla pubblicità. Ma come orientarsi? Ci aiuta un’ottima infografica pubblicata da Mashable.

Partiamo da Facebook, il social network più “popolato”, con più di 850 milioni di utenti. Il social di Zuckerberg è l’ideale per interagire con i contatti ad un livello maggiormente personale e, inoltre, contiene in esso informazioni su qualunque tipo di brand. E’ usato, soprattutto, da ragazzi e ragazze sui 21-24 anni, per condividere informazioni personali, video e foto.E’ percepito, almeno dall’esterno, come un qualcosa che riguarda una sfera maggiormente ludica, di passatempo.

Twitter, invece, pur essendo in continua ascesa, è meno frequentato, con cira 200 milioni di utenti attivi. Si usa per aggiornamenti puntuali e brevi – specialmente per quello che riguarda le breaking news -, per controllare il proprio brand o per cercare potenziali clienti. E’ utilizzato, statisticamnte, più dalle donne – 54% -. L’obiettivo è di condividere informazioni che possano essere rilevanti per il proprio pubblico. E non solo, si possono seguire gli argomenti più interessanti ed interagire con i propri followers.

Passiamo a Linkedin. Il social del “lavoro” ha circa 150 milioni di utenti, che lo utilizzano per mostrare le proprie competenze e mettersi in contatto con potenziali datori di lavoro o colleghi. A differenza degli altri, è utilizzato maggiormente da persone sui 35-44 anni, a testimonianza della sua funzione probabilmente più “matura”.

L’ultimo social analizzato da Mashable è Google +, con i suoi circa 100 milioni di utenti. La nuova creatura di Big G è utile per iniziare conversazioni e coinvolgere al loro interno persone potenzialmente interessate. La sua arma segreta sono le cerchie, attraverso le quali è possibile suddividere i propri contatti in base alle tipologie di interazione che abbiamo con essi. Molto simile alla vita reale, insomma. E’ utilizzato soprattutto da esperti del Web 2.0, ingegneri, pubblicitari, responsabili marketing. Non è ancora esattamente di massa, ma può essere utile per condividere, ad esempio, posts sul proprio blog.

Sport e social media, l’Italia è indietro

Il 2012 è stato senza dubbio l’anno dei social media. In tutti i campi, Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta si sono imposti all’attenzione di chiunque, dai media all’uomo comune. Anche nello sport, dove hanno cambiato, in qualche modo, il racconto delle partite. Il live twitting, ad esempio, ha raggiunto livelli fino a poco tempo fa impensabili.

Ma non ci sono solo le dirette. Anzi, visto che aumenta sempre di più il numero delle persone che si informano tramite le reti sociali, queste ultime diventano, anche per lo sport, veicoli fondamentali di notizie. Il calcio, dunque, si sposta sui social media.

Vero? Sì, ma non Italia, paradossalmente. Il calcio tricolore non segue la tendenza europea. La Lega Calcio non ha un profilo su Twitter, ad esempio. Niente notizie, dunque. E niente promozione di un brand sempre meno credibile, in seguito ad esodi di campioni e scandali vari. La Serie A si promuove solo attraverso le sue squadre. Qualche numero. La Juve, fresca campione d’Italia, ha circa 200.000 followers su Twitter, l’Inter circa 150.000 e il Milan – la società più attiva in tal senso – poco più di 550.000.

Sono tanti? Forse sì, ma non se confrontati ad altri numeri. Il Barcelona ne ha circa 5.2 milioni e il Real Madrid 4.7 milioni. La promozione di questi marchi ha portato la Liga BBVA a un enorme successo di pubblico in questa stagione. Non tutto merito dei social media, questo è certo. Ma la presenza non ha sicuramente fatto male.

Le squadre inglesi si attestano su livelli simili a quelle italiane, ma il brand Premier League è seguito da circa 300.000 persone, che si uniscono a un totale di circa 5 milioni che seguono tutte le squadre. La Premier è cresciuta del 126% rispetto allo scorso anno. Un balzo non indifferente, che testimonia lo sforza che Londra sta facendo per promuovere il proprio calcio.

Ma come cambia lo sport con i social media? Su questo tema, propongo un’interessante infografica prodotta da Mashable.

Dagli spoilers ai check in, ecco cosa evitare sui social network

I social media sono il regno della democrazia apparente, della libertà percepita. (Non) luoghi in cui è possibile dire quasi tutto quello che si pensa, a volte senza nemmeno prestare particolare attenzione. Certo, c’è  anche chi li usa come strumenti per condividere notizie, pubblicizzare un prodotto o un’azienda o scopi altrettanto nobili.

Tuttavia, ci sono alcune parole che non andrebbero mai pronunciate sui social. Censura? No, piuttosto netiquette. Eccole, suggerite da Madeline Carey in un articolo pubblicato sull’Huffington Post.

Condoglianze sul cambio di status da “Sposato” a “Single”

Ricevere messaggi dispiaciuti da parenti o amici, in momenti simili, può anche fare piacere. Ma che un quasi sconosciuto intervenga può, legittimamente, dare fastidio.Anche perchè le condizioni psicologiche del povero neo-divorziato potrebbero risentirne. Se uno sconosciuto cerca di consolarti vuol dire che sei proprio disperato.

Spoilers

Su Facebook e Twitter, anche per la diffusione che questi media hanno, non si rivelano i finali dei film. MAI. A meno che non si voglia incorrere in insulti, rimozioni collettive dagli amici, fucilazioni virtuali. Se avete visto un bel film al cinema, dite semplicemente che vi è piaciuto.

Cibo

A nessuno, davvero, interessa sapere cosa avete mangiato a pranzo o a cena. Farete una dieta sicuramente varia ed equilibrata, ma tenetela per voi. E’ oversharing puro.

Check in

E’ una tendenza relativamente nuova. Vi state divertendo con gli amici? Non c’è bisogno di comunicare dove siete, nè di taggare chi è con voi. Nessuno ha bisogno di sapere il luogo in cui siete.

Postare da ubriachi

Sicuramente divertente finchè si è a scuola o all’università, ma appena si inizia ad avere un qualsiasi tipo di reputazione scrivere cose insensate dopo una pazza serata con gli amici va assolutamente evitato. Peraltro, nessuno ha voglia di perdere tempo a decifrare pensieri senza senso, che non hanno e non avranno mai un filo logico, se non negli anfratti più nascosti della vostra coscinza.

Social media, quando scrivere?

Avete mai pensato a quando postare un contenuto su un social network? Mi spiego. Voglio che il mio link sia molto cliccato, a che ora mi conviene pubblicarlo? Che giorno? Ecco, uno studio effettuato da bit.ly – la società che “accorcia” i link per Twitter – provvede a dare alcune utili indicazioni.

Il momento migliore per condividere su Twitter sarebbe tra le 13 e le 15, soprattutto nei giorni ad inizio settimana. Altamente sconsigliabile postare dopo le 15 nel week end, durante il quale sarebbe addirittura inutile segnalare notizie importanti. Leggermente diverso il discorso per Facebook. Per il social di Zuckerberg l’ideale è il mercoledì alle 15. Da evitare la fascia oraria prima delle 8 del mattino e dopo le 20. Condividere in questi orari non favorisce affatto una diffusione virale dei propri link. La soluzione ideale, a prescindere dal social, sarebbe postare intorno alle 11 del mattino.

Una serie di indicazioni che fanno anche sorridere, ma che delineano alcuni spunti interessanti sull’uso del Web sociale. Twitter, Facebook e tutti gli altri non sono la stessa cosa, sono diversi ed hanno usi e modalità di fruizione assolutamente differenti. Proprio bit.ly, a conclusione dello studio, spiega: ““E’ facile vedere che, proprio come i tuoi ristoranti del quartiere, ogni social network ha una propria cultura e modelli di comportamento”.

Vanno differenziati, insomma, sia i messaggi che i tempi di condivisione, che diventano fondamentali per lo studio dei fenomeni social. “Per comprendere le caratteristiche basilari di ogni social network, è possibile pubblicare il contenuto esattamente al momento giusto per raggiungere il massimo numero di persone”.