Posts Tagged ‘citizen journalism’

Emilia, il terremoto corre sui social media

Non è una novità. Il citizen journalism, di fatto, è nato con le tragedie. Lo tsunami alle Maldive, il terremoto ad Haiti. Eventi che hanno spinto le persone a cercare di raccontare, pur non essendo questo esattamente il loro mestiere. Sta accadendo anche ora, in particolare su Twitter.

Attraverso l’hashtag #terremoto, le notizie sono iniziate ad arrivare praticamente in tempo reale. Battendo sul tempo qualsiasi tipo di media, presente o meno sul social network che cinguetta. In queste situazioni improvvise, non attese, l’informazione ‘sociale’ vince sempre. Chi la produce, del resto, è lì sul posto e con le nuove tecnologie non ha neanche bisogno di particolari rielaborazioni.

Ma non c’è solo Twitter. Anche su Facebook la notizia ha iniziato a correre fin dalle prime ore del mattino, rivelando un’urgenza di raccontare per la verità non nuova a chi frequenta i social media. La novità è rappresentata dalla mappa di Google Maps, sulla quale è possibile segnalare in tempo reale i luoghi in cui si sono verificati danni o difficoltà.

La storia vista dal citizen journalism

Ottanta immagini e video da tutto il mondo per riassumere gli ultimi mesi. Tutti prodotti da giornalisti amatoriali. E’ questo il tema di “Around the world in 80 images”, la mostra virtuale sul fotogiornalismo partecipativo curata dal blogger Vincenzo Marino per il Festival Internazionale del Giornalismo. L’esposizione si inserisce all’interno di Exhibitions 2.0, il nuovo spazio online dell’evento in programma a Perugia dal 25 al 29 tutto dedicato al mondo della fotografia. Che, nell’ultimo anno, è diventata una dei mezzi preferiti dai citizen journalists di tutto il mondo.

“Si tratta – ha spiegato Vincenzo Marino a repubblica.it – di esempi significativi di citizen jounalism scelti in base a un doppio criterio. Da un parte ci sono contributi che hanno arricchito l’informazione, come è avvenuto con i video della cattura di Gheddafi; dall’altra immagini che grazie alla loro forza visiva sono diventate mainstream, come nel caso dell’ultimo lancio dello shuttle Endeavour visto dal finestrino di un aereo di linea”.

Una sorta di raccolta, che testimonia ancora una volta le potenzialità narrative di questa nuova forma di informazione. Quello messo insieme da Marino è un album dei ricordi collettivo, vista la natura amatoriale degli scatti e delle riprese. E, anche per questo motivo, genera un forte sentimento di compartecipazione. Le immagini dei citizen journalists raccontano anche dal modo in cui sono state prodotte. Commuovono, indignano, a volte spiegano. E, se messe insieme come in questo caso, possono davvero rappresentare una testimonianza fondamentale.

Repubblica reporter: tra citizen journalism e giornalismo tradizionale

Sta facendo molto discutere Repubblica Reporter, la nuova iniziativa della redazione online del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Si tratta di una sorta di tentativo di professionalizzazione del citizen journalism, attraverso l’apertura di una sezione “rivolta – si legge nella presentazione del servizio – a chiunque sappia raccontare per immagini la realtà. Il primo sito di informazione italiano potenzia la sua offerta video. E vuole farlo con la collaborazione del maggior numero di talenti disponibili. Da scoprire, reclutare e formare”.

La prima polemica è scoppiata sulla retribuzione che, nella sezione termini e condizioni, era fissata su un minimo di 5 euro per ogni video, su cui Repubblica acquisisce i diritti per 5 anni. Una proposta subito giudicata offensiva, in particolare dall’Fnsi, che si è subito schierata contro l’iniziativa. Anche la reazione del Cdr dello stesso quotidiano è stata negativa, perchè “la produzione di materiale giornalistico, specie se corredata dalla ipotesi di una attività di formazione professionale, non può che avvenire nella cornice delle norme sancite dal Contratto giornalistico nazionale per quanto riguarda le prestazioni professionali, sia per quanto attiene all’aspetto retributivo, sia per quanto riguarda il discutibile ricorso a una società esterna per la valutazione del prodotto”. Detto fatto. Dal sito spariscono i famigerati 5 euro, sostituiti da vaghe “retribuzioni variabili”.

Ma dov’è l’errore? Dal punto di vista legale, Repubblica non ne ha commessi. La proposta non è qualificabile come un contratto di lavoro, visto che il destinatario è libero di scegliere se accettarla o meno. Il problema va ricercato all’interno della professione giornalistica. Qualsiasi prestazione di tipo giornalistico va retribuita come tale, con buona pace del citizen journalism, secondo l’Ordine da non confondere con le pratiche tradizionali. Una posizione espressa chiaramente anche dall’Fnsi, nella nota diramata subito dopo l’apertura della sezione reporter su repubblica.it.

Ma i blog, il citizen journalism, le web tv sono giornalismo? Per il momento no, perchè se no il problema nemmeno si sarebbe posto. E non sarebbe stata proposta, come soluzione all’impaccio, il coinvolgimento esclusivo, su Repubblica Reporter, di iscritti all’Ordine dei Giornalisti. “Garantire ai lettori un’informazione qualificata e rigorosa – ha specificato Giancarlo Ghirra, segretario del Consiglio Nazionale dell’Odg – costa tempo e fatica a quanti esercitano la professione giornalistica, in particolare ai 40 mila che hanno anche superato un esame di Stato”. I giornalisti di professione hanno determinati diritti, ma anche precisi obblighi etici e deontologici. “Il progetto Reporter sul sito repubblica.it – ha concluso Ghirra – è di grande interesse, ma non può non coinvolgere giornalisti abilitati dalla pratica e dalle conoscenze su ruolo ed etica professionale, evitando pericolose confusioni sui compiti di una corretta informazione”.

 

(Si ringrazia Riccardo Roca per la consulenza legale.)

Siria, ucciso l’attivista Anas Al Halwani

Degli attacchi del governo siriano ai citizen journalists avevo parlato ieri. Oggi arriva la notizia di un’altra vittima, un altro attivista. Si tratta di Anas Al Halwani, diciassettenne reporter ucciso ieri sera a Homs. Halwani stava prendendo parte con la sua telecamera ad una manifestazione, quando il corteo è stato attaccato da forze del regime. Il giovane giornalista è stato ferito ad una gamba e, mentre cercava di scappare, è stato colpito all’addome da un cecchino.

La testimonianza arriva direttamente dal blog di Alexander Page, uno dei citizen journalists siriani più influenti. Che, nel suo intervento, conclude: “Il regime di Assad ha reso evidente che chiunque documenti i suoi crimini è in pericolo e non ha mostrato alcuna pietà nel caso in cui si guadagni importanza”.

Questo è il video, che sta facendo il giro del web, del cadavere di Anas Al Halwani, che verrà seppellito insieme alla sua fida fotocamera digitale.