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Chi sono i fascisti del web?

Quello di Grillo è un “linguaggio fascista”. Sono “considerazioni che non ci impressionano. Vengano via dalla rete a dircele”. Le parole sono quelli di Pierluigi Bersani alla festa democratica. Una presa di posizione forte contro un movimento, il 5 stelle, che mette sempre più paura ai partiti tradizionali. Che non capiscono, continuano a non comprendere la portata del fenomeno.

                              

Bersani dice di venire via dalla rete. Cosa significa esattamente? La rete non è un mondo altro, chi la usa per esprimersi non vive al di fuori del reale. Anzi, ci sta perfettamente all’interno. E dovrebbe saperlo chi è a capo di un partito fondamentalmente progressista. È un errore banale, di chi considera il web alla stregua di come lo si interpretava 15 anni fa. Il 2.0 è comunicazione. Sarebbe come dire “e basta, vieni via da quel telefono”.

Ora, però, non si può guardare solo da un lato. Bersani sbaglia nel modo, nell’interpretazione di un fenomeno che nasce da un malcontento concreto, non virtuale. Ma è indubbio che anche il m5s ha, al suo interno, voci che non contribuiscono alla sua legittimazione. Il web è democratico, vero. E ognuno può esprimere la sua opinione, verissimo. Questo comporta delle conseguenze. Specialmente se si parla di democrazia diretta. Ogni persona, nel sistema immaginato e spesso messo in pratica dal m5s, conta.

E allora non si può ignorare, da un po’ di tempo a questa parte, una certa degenerazione nei toni. Giustificabile ma da condannare, perché spesso avulsa da valutazioni di fatto. La stessa risposta di Grillo usa, ancora, la presa in giro poco argomentata per controbattere alle accuse. Così, sul web, la violenza verbale è spesso e volentieri indiscrimanata, poco argomentata, quasi feroce. Indice di un malcontento, certo. Ma poco consona ad alimentare un dibattito che possa anche minimamente essere costruttivo.

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Se Anonymous oscura Beppe Grillo…

La notizia è semplice, ne abbiamo sentite tante simili negli ultimi mesi. Anonymous, il più noto gruppo di hacker, ha oscurato il blog di Beppe Grillo. Ma come? Beppe Grillo? E cosa c’entra? Il gruppo di cyberattivisti del Web si è reso famoso con gli attacchi al Vaticano, al sito della Fbi e a quello del Governo americano. Perchè attaccare un uomo che, nonostante tutte le sue contraddizioni, ha contribuito a fondare un movimento che fa dell’attivismo concreto il suo punto di forza?

Partiamo dall’inizio. Comincia tutto ieri sera, il blog di Beppe Grillo non si apre, non funziona. E’ lo stesso comico a lanciare l’allarme su Twitter, smentendo la responsabilità del più famoso gruppo di hacker al mondo. “L’attacco al sito NON é opera di  Anonymous. Chiedo aiuto alla Rete per identificare il gruppo che ha bloccato il sito”. Sembra preso alla provvista. Colpito da un attacco che, sicuramente, non si aspettava di ricevere.

Contemporaneamente, Anonymous rilascia una sua versione dei fatti: “Salve Beppe Grillo – si legge nel messaggio – Anonymous oggi ha deciso di regalarti un po’ della sua attenzione. Il semplice fatto che l’accesso alle tue liste sia proibito agli stranieri, che tu sia un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte ne’ parte e che per piu’ volte ha magistralmente eseguito il saluto romano al tuo seguito e ai media, sostenendo la politica di repressione fascista, basterebbe per giustificare il perche’ di tanto accanimento”.

Motivazioni abbastanza pretestuali, a dir la verità. Che spingono Anonymous a sottolineare come l’attacco sia stato opera solo di una parte del gruppo. “E’ un’azione che puo’ essere rivendicata da Anonymous e come tutte le azioni di Anonymous e’ sostenuta da alcuni ma non da tutti”. Fa sorridere che un cybergruppo che combatte per il Web libero attacchi uno dei più arditi sostenitori italiani di questa visione del mondo. L’alfiere della nuova democrazia digitale, dei referendum 2.0. Colpito per quella vena di populismo che tanto fa gridare allo scandalo anche i media tradizionali.

C’è una frase a cui viene da pensare analizzando questo evento. La pronuncia Edoardo De Crescenzo in “Così parlò Bellavista”. E’ la scena in cui Cazzaniga, milanese a Napoli, si lamenta della rigidità della moglie tedesca. “Si è sempre i meridionali di qualcuno…” sospira De Crescenzo/Bellavista. C’è sempre qualcuno più “contro” o più “anticonformista” di te. Anche se ti chiami Beppe Grillo.