Gaffe di Cicchitto sulle ferie, si scatena Twitter

Nell’era dell’iper-democrazia 2.0, nulla passa inosservato. Figuriamoci le uscite a vuoto dei politici, in un periodo in cui la fiducia nelle istituzioni è ai minimi storici. E se allora l’On. Fabrizio Cicchitto, esponente di spicco del Pdl, minaccia una crisi di Governo in caso di mancate ferie, la reazione non può non arrivare.

E’ Twitter, come al solito, a testimoniare gli umori dell’opinione pubblica 2.0. In poche ore l’hashtag #Cicchitto impazza. Tra frasi più o meno offensive, considerazioni tra l’ironico e l’amaro e satira di ogni tipo. Espressioni di un “popolo” che sembra aver sempre più una sorta di Bibbia di valori condivisi, che vanno quasi sempre a confliggere con quelli delle elite.

E’ la nuova piazza. Con tutte le caratteristiche delle vecchie piazze, a dir la verità. Twitter spinge alla riduzione, alla frase secca, al commento non argomentato. E allora è vero che, sul social che cinguetta, si tende ad essere caustici, o bianchi o neri. Ma è altrettanto vero che la discussione pubblica si alimenta come raramente succedeva fino a qualche anno fa. Su Twitter, le cose accadono. La discussione, il commento, diventa un evento mediatico anche se non arriva dalla penna dell’editorialista di punta di Repubblica. Se non è democrazia questa…

Ecco Goalterest, il calcio 2.0

Il periodo, senza dubbio, è propizio. Mezzo mondo sta seguendo gli Europei e il calcio è uno degli argomenti di discussione più gettonati. Ecco perchè la nascita di Goalterest, vero e proprio social network “nel pallone”, fa ancora più notizia.

Di che cosa si tratti è facilmente intuibile dal nome: Goalterest sarà il Pinterest del calcio. Un social per immagini, dunque. Vi si potranno condividere foto di partite, giocatori, tifosi e chi più ne ha più ne metta. Il tutto coadiuvato da un sistema di ricerca interna al sito che indicizza le immagini per nome.

‘L’idea, peraltro, è italiana. Anche se realizzato a Londra, dietro al progetto c’è Marco Camisani Calzolari, Professore di Comunicazione Aziendale e Linguaggi Digitali all’Università IULM di Milano. “Goalterest – ha spiegato Calzolari a La Stampa – vuole essere il Pinterest del pallone. L’intenzione però è quella di copiare bene, abbiamo infatti migliorato molti aspetti del software e interpretartola direzione del mercato”. Il progetto segue l’evoluzione del Web 2.0. Non più social orizzontali, ma verticali, divisi, insomma, per tematiche. Da ieri, la pagina è attiva al 100%, con iscrizione aperta a chiunque. Gratis e senza pubblicità.

Goalterest copre una tendenza sempre crescente nel mercato del Web. Possiamo chiamarla social sport, ovvero la condivisione sempre più frequente di aggiornamenti riguardanti gli sport più popolari ed importanti. Una tendenza che può arrivare ad intrecciarsi anche con il citizen journalism. Chiunque andrà allo stadio potrà postare le proprie fotografie, che verranno indicizzate e rese disponibili a chiunque, giornalisti inclusi. Una nuova frontiera?

Se il cane da guardia di Travaglio è il Web…

  1. Travaglio intervista Grillo sul Fatto Quotidiano. Fin qui, niente di male. Tutt’altro. Ma le domande sono accondiscendenti, poco ficcanti, “vespiane”. E allora non c’è scampo. Anche se sei Travaglio – tendenzialmente ammirato nell’ambiente social – partono le critiche. Inizia tutto con un articolo comparso su Il Nichilista, che diventa subito virale.
  2. Poi, ecco Twitter. Un cane da guardia. A volte ingiusto, eccessivamente severo o frivolo. Ma, manco fosse un’entità e non semplicemente un insieme di utenti, sempre presente.
  3. matteo_castelli
    @beppesevergnini hai assolutamente ragione!! Travaglio accusava il TG1 di essere succube del Papa, ma poi che fa lui con Grillo?
    Wed, Jun 13 2012 12:47:26
  4. rolancollovati
    @beppesevergnini una bella intervista in ginocchio, direbbe Travaglio
    Wed, Jun 13 2012 12:39:57
  5. Ddcnews
    #Satira: #Grillo e la (non) intervista di #Travaglio – VIDEO http://goo.gl/fb/xFnfk #parodia #pizzarotti
    Wed, Jun 13 2012 12:35:39
  6. freedom24news
    TRAVAGLIO SI INCHINA A GRILLO: UNDICI DOMANDE PIEGATOSul Fatto quotidiano, due pagine di intervista-leccata… http://fb.me/1s2F77yme

    Wed, Jun 13 2012 12:15:41
  7. convivioblog
    Grillo intervistato da Travaglio ricorda inquietantemente il Berlusconi che ha incassato una montagna di consenso grazie alle chiacchiere
    Wed, Jun 13 2012 12:45:54
  8. enr1Co
    Travaglio : Grillo = Fede : Berlusconi (tanti discorsi, ma solo con questo tipo di riferimenti il medio seguace grillino comprende) #m5s
    Wed, Jun 13 2012 11:41:51
  9. Ad onor del vero, c’è anche chi difende il giornalista del Fatto. Ma sembra abbastanza unanime la condanna ad un giornalista che ha fatto del controllo del potere il suo marchio di fabbrica. Ora, Grillo potere non è, almeno non per il momento. Ma il suo stesso “popolo”, quello del Web, si è mosso per denunciare la poca incisività del pezzo a firma Travaglio. Ciò che dovrebbe essere cane da guardia del potere, a sua volta monitorato e controllato dalla gente. Bello no?

Cosa dice di te la tua foto profilo di Facebook?

Entrate su Facebook – vabbè magari ci siete già, non importa-. Ora guardate la vostra foto profilo. E’ centrata su di voi o è lo sfondo a farla da padrone? Beh, sappiate che la vostra scelta è stata influenzata da cultura e background sociale. Lo sostengono i ricercatori dell’International Journal of Psychology, in una ricerca ripresa anche dalla versione americana dell’Huffington Post.

Da un campione di circa 500 profili presi da qualunque parte del mondo, gli studiosi statunitensi hanno concluso che la foto profilo rivela spesso la provenienza culturale e l’attuale luogo di residenza. Avete una foto centrata sul volto in cui sorridete a 32 denti? Beh, potreste essere americani, o quantomeno occidentali. “Tendezialmente – riferisce lo studio – gli americani mostrano una maggiore intensità nel sorriso rispetto agli asiatici”.

“Crediamo – spiegano Chih-Mao Huang e Denise Park, autori dello studio – che i risultati della nostra ricerca siano in relazione con una cultura maggiormente individualistica negli Stati Uniti e, al contrario, più relazionale e comunitaria in Asia. Non si tratta di scelte conscie. Sono le lenti attraverso le quali queste due culture guardano il mondo”.

La ricerca è stata effettuata su studenti statunitensi ed asiatici,  fondamentalmente provenienti dall’Estremo Oriente. E il campione di 500 profili analizzati, se confrontato con il totale degli utenti di Facebook – circa 900 milioni  – è risibile. Ma l’idea è stimolante. Provate a rifletterci. Siete occidentali o orientali?

Se Anonymous oscura Beppe Grillo…

La notizia è semplice, ne abbiamo sentite tante simili negli ultimi mesi. Anonymous, il più noto gruppo di hacker, ha oscurato il blog di Beppe Grillo. Ma come? Beppe Grillo? E cosa c’entra? Il gruppo di cyberattivisti del Web si è reso famoso con gli attacchi al Vaticano, al sito della Fbi e a quello del Governo americano. Perchè attaccare un uomo che, nonostante tutte le sue contraddizioni, ha contribuito a fondare un movimento che fa dell’attivismo concreto il suo punto di forza?

Partiamo dall’inizio. Comincia tutto ieri sera, il blog di Beppe Grillo non si apre, non funziona. E’ lo stesso comico a lanciare l’allarme su Twitter, smentendo la responsabilità del più famoso gruppo di hacker al mondo. “L’attacco al sito NON é opera di  Anonymous. Chiedo aiuto alla Rete per identificare il gruppo che ha bloccato il sito”. Sembra preso alla provvista. Colpito da un attacco che, sicuramente, non si aspettava di ricevere.

Contemporaneamente, Anonymous rilascia una sua versione dei fatti: “Salve Beppe Grillo – si legge nel messaggio – Anonymous oggi ha deciso di regalarti un po’ della sua attenzione. Il semplice fatto che l’accesso alle tue liste sia proibito agli stranieri, che tu sia un populista che cerca di raccogliere consensi senza arte ne’ parte e che per piu’ volte ha magistralmente eseguito il saluto romano al tuo seguito e ai media, sostenendo la politica di repressione fascista, basterebbe per giustificare il perche’ di tanto accanimento”.

Motivazioni abbastanza pretestuali, a dir la verità. Che spingono Anonymous a sottolineare come l’attacco sia stato opera solo di una parte del gruppo. “E’ un’azione che puo’ essere rivendicata da Anonymous e come tutte le azioni di Anonymous e’ sostenuta da alcuni ma non da tutti”. Fa sorridere che un cybergruppo che combatte per il Web libero attacchi uno dei più arditi sostenitori italiani di questa visione del mondo. L’alfiere della nuova democrazia digitale, dei referendum 2.0. Colpito per quella vena di populismo che tanto fa gridare allo scandalo anche i media tradizionali.

C’è una frase a cui viene da pensare analizzando questo evento. La pronuncia Edoardo De Crescenzo in “Così parlò Bellavista”. E’ la scena in cui Cazzaniga, milanese a Napoli, si lamenta della rigidità della moglie tedesca. “Si è sempre i meridionali di qualcuno…” sospira De Crescenzo/Bellavista. C’è sempre qualcuno più “contro” o più “anticonformista” di te. Anche se ti chiami Beppe Grillo.

Telese lascia il Fatto, nasce Pubblico

C’è la crisi. Ce lo sentiamo ripetere da mesi. E, ancor di più, c’è la crisi dei giornali. Chi studia giornalismo lo sa, deve sentirselo ripetere ogni giorno, senza soluzioni di continuità. E’ per questo che risulta ancora più interessante l’operazione di Luca Telese, che lascia il Fatto Quotidiano per fondare un nuovo prodotto editoriale, Pubblico.

Lo aveva anticipato ieri il Messaggero. Telese non ha confermato, nè smentito. Limitandosi- si fa per dire – a costruire su Twitter una sorta di trailer sociale, che ha catturato l’attesa di chiunque fosse interessato alla questione. Il conduttore di In Onda ha rimandato tutto, dimostrando una buona capacità di gestire il medium. Ha attirato l’attenzione. Tanto che, oggi, su Twitter se n’è parlato tanto, con Telese che è intervenuto spesso e volentieri per interagire con gli altri utenti.

 

Il progetto è, senza dubbio, di queli interessanti. Proporre, non solo distruggere. E’ questo il motivo che ha spinto il giornalista di Cagliari a lasciare il Fatto. Dopo il tramonto del berlusconismo, ci si sarebbe aspettati un cambio di passo, che non è arrivato. Da lì, le prime scaramucce con Marco Travaglio, poi degenerate nella rottura. E allora ecco Pubblico, “un piccolo centro studi del cambiamento e della costruzione delle idee”, nelle parole del suo fondatore. Costerà 1,50 euro e sarà composto da una redazione giovane, età media 35 anni. A settembre il debutto. Non ci resta che attendere.