Michele Serra e il “popolo del web”

Si è letto per giorni, sui quotidiani, che “il popolo del web” non voleva la parata del 2 giugno. La parata si è poi svolta ugualmente, a quanto pare, con discreta accoglienza di pubblico e di critica. Se ne potrebbe dedurre che “il popolo del web” non conta una cicca, ma sarebbe un’ingiusta nonché impropria approssimazione. Più banalmente, “il popolo del web”, inteso come un tutt’uno pensante e giudicante, non esiste. Esistono rispettabili e a volte agguerriti gruppi di opinione, spesso poche decine di persone, che diffondono le loro opinioni in rete, aggregando attorno a queste opinioni migliaia di adesioni. L’esempio forse più notevole sono stati i comitati per l’acqua pubblica, che hanno fatto gran parte del loro ottimo lavoro (ma non tutto) usando la rete. “Il popolo del web” è una di quelle comodissime scorciatoie mediatiche che dicono tutto e niente: sarebbe come attribuire una qualunque campagna di stampa di qualche successo al “popolo dei giornali”, anziché a questa o a quella testata o gruppo editoriale. Si potrebbe dunque fare un piccolo sforzo e rimpiazzare quella assurda dicitura, “popolo del web”, con formulazioni più attinenti. Tipo: qualcuno sul web; alcune persone sul web; Tizio e Caio sul web. Il massimo sarebbe: ognuno con nome e cognome.

Michele Serra

 

Ancora una volta, Michele Serra si mostra critico nei confronti del web. E dice cose, come spesso gli accade, estremamente condivisibili. Ma finisce, come nell’intervento su Twitter, per sminuire la portata del fenomeno. Stavolta il bersaglio è “il popolo del web”. Non una comunità, secondo Serra, ma semplicemente alcuni singoli che, diffondendo le loro opinioni, raccolgono molteplici adesioni.

Il riferimento, per niente velato, è all’iniziativa #no2giugno, contro la parata militare in onore della Festa della Repubblica. Come qualunque altra cosa, l’hashtag su Twitter nasce per l’iniziativa di alcune persone, che sono riuscite a “spingerlo” ad argomento principale della sezione italiana del social. Da quel momento, però, #no2giugno ha vissuto di vita propria.

Gli utenti se ne sono legittimamente impossessati, rendendo quella contro la parata del 2 giugno un argomento di discussione  anche su tutti gli altri media. Internet ha stabilito, ancora una volta, l’agenda degli old media. E non solo. Il fatto che la discussione sia arrivata fino al Presidente della Repubblica dimostra come questo tanto vituperato “popolo del web” conti molto di più di una cicca. Ed è proprio la comunità ad essere influente, non i “gruppi di opinione”.

E’ vero, la parata si è fatta. Ma il semplice fatto di essere riusciti a metterla in discussione testimonia che il discorso di Serra è estremamente riduttivo. Perchè non tutto si può riferire a lobbies, a gruppi di opinione. Se la gente non avesse reso propria quella battaglia, nemmeno se ne sarebbe parlato. Poi, è evidente che le riduzioni giornalistiche sono sempre deprecabili. “Popolo del web”, di per sè, non significa niente. E’ una “scorciatoia”, certo. Ma allora è un problema di chi affronta questi argomenti, di chi li tratta cercando di salire sul carro del nuovo media più cool.

 

 


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