Crisi giornali, il “cimitero” è un blog Usa

La crisi dei quotidiani è una realtà. Sia in Europa che in America, dove le aziende editoriali – anche quelle di grande tradizione – fanno registrare conti in rosso da alcuni anni. E’ da questa situazione che è nato, nel 2007, il blog “Newspaper Death Watch”, una sorta di vedetta che monitora la morte dei quotidiani americani e non solo. Le testate che hanno chiuso i battenti sono sistemate nella categoria ‘Rip’, riposa in pace, mentre i progetti online, le novità, sono raggruppati sotto la dicitura ‘Wip’, work in progress. L’idea, insomma, è che Internet possa rappresentare la spinta propulsiva per il nuovo giornalismo.

Il fondatore del blog è Paul Gillin, esperto di tecnologia da più di 25 anni, che si vide rifiutato sia dal Boston Globe che dal Wall Street Journal. Troppo “futurista”, secondo i direttori dei due quotidiani. Da qui, nasce l’idea del blog, che parte dalla netta convinzione che l’informazione online è destinata ad “uccidere” i giornali di carta. ‘E’ dal 1999 – scrive Gillin sul sito – che lavoro prevalentemente online. Questa esperienza mi ha aperto gli occhi sui cambiamenti epocali che stanno avvenendo nei media, cambiamenti che porteranno alla scomparsa del 95% dei principali giornali americani”.

Ed effettivamente, la lista dei giornali che hanno chiuso i battenti è significativa. La sezione ‘Rip’ e’ aperta dal Tucson Citizen testata fondata nel 1870 che ha chiuso nel 2009; stesso anno di cessazione dopo 150 anni di attivita’ per il Rocky Mountain News; mentre e’ diventata una free-press dal 2008 l’Halifax Daily News, che ha iniziato la sua attivita’ nel 1974. Tra gli ultimi a chiudere, nel 2011, l’Oakland Tribune dopo 237 anni di presenza nelle edicole.

Quello di Gillin sembra un allarme fondato ma, probabilmente, ancora troppo precoce, nonostante i numeri. Anche in Italia sono morti dei quotidiani – Il Riformista l’ultimo – ma i giornali di carta, pur in crisi, non paiono destinati alla totale scomparsa. Ciò che “Newspaper Death Watch” può insegnare è che c’è la necessità, da parte di tutti, di adeguarsi ai tempi, di comprendere le evoluzioni e di mettersi in gioco. Il quotidiano deve cambiare la sua funzione come, in parte sta già facendo. Solo così si può evitare di finire nella colonnina ‘Rip’.

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